QUANDO UNO STORMO DA CACCIA … SI IMPOSSESSA DI UN AEROPORTO CIVILE

Alcuni appassionati di aviazione militare potrebbero ricordare che nell’estate del 1997, in Germania, c’e’ stato un evento abbastanza inusuale, durato alcuni mesi: il 52° Fighter Wing (Stormo da Caccia) dell’USAFE e’ stato costretto a lasciare temporaneamente la sua base di Spangdahlem, nella regione dell’Eifel, per poter continuare la sua attivita’, a causa di lavori di rifacimento e manutenzione della pista.

(E fin qui, potremmo dire, tutto normale…)

La soluzione del problema poteva sembrare ovvia, e la piu’ logica….l’USAFE aveva avuto per anni anche la base di Bitburg, a distanza di pochi chilometri (le due basi erano cosi’ vicine che gli aerei di ognuna dovevano utilizzare procedure di atterraggio…speculari, per non disturbarsi pericolosamente a vicenda)

Ma quest’ultima base era stata abbandonata gia’ da qualche tempo dall’aeronautica americana (restituita alle autorita’ tedesche nel 1994), ed era gia’ utilizzata dal locale aeroclub con i suoi aerei da turismo , e da una miriade di altre aziende private.

La grande maggioranza degli edifici era stata convertita ad uso civile, e gli shelter corazzati (HAS) che un tempo ospitavano i caccia erano ora utilizzati come magazzini per…bibite ed altri generi di consumo !

L’USAFE decise ugualmente di spostare buona parte dei caccia del 52° Fighter Wing a Bitburg, nel Giugno 1997, ma fu costretta a trovare dei compromessi, visto che non poteva piu’ impedire ai civili l’entrata in aeroporto e l’accesso alle strutture, ovviamente.

Per limitare questa strana…interazione, ed ottimizzare le operazioni, la lunghissima linea di volo di fronte alla torre era utilizzata “solo” dagli F-16 Fighting Falcon dei due gruppi equipaggiati con questo velivolo, il 22° ed il 23° Fighter Squadron; gli F-15 Eagle del 53° Fighter Squadron operavano invece da un’altra zona dell’aeroporto e da alcuni shelter ancora liberi, utilizzando spesso la procedura dell’ “hot refueling” (rifornimento subito dopo il rientro dalle missioni a motore acceso e con pilota a bordo)

Gli unici aerei a poter ancora utilizzare alcuni raccordi di Spangdahlem (e quello principale per il decollo e l’atterraggio) erano gli A-10 Warthog dell’81° Fighter Squadron, che quindi erano rimasti nella loro base.

Il risultato di questo rischieramento si era rivelato un vero….paradiso, per gli appassionati di aviazione militare, perche’ , tra le altre cose, in questa situazione anomala era possibile accedere addirittura all’edificio della torre di controllo (incrociando il personale militare ed anche i piloti) e raggiungendo una terrazza fornita di comodi ombrelloni della locale ditta produttrice di birra, si poteva assistere a tutte le operazioni della giornata che si svolgevano in linea di volo.

Si poteva raggiungere a piedi o anche con l’auto una zona – non completamente recintata – parallela ai piazzali, arrivando a poche decine di metri dai caccia…..e percorrere anche buona parte dei raccordi , fino ad arrivare ad alcuni complessi di shelter ancora inutilizzati ed aperti (con addirittura delle istruzioni di utilizzo in bella mostra all’interno)

(Inutile dire che le sensazioni che si provavano, per un appassionato, erano davvero particolari)

Era stata addirittura allestita una pista di Go-kart a circa 50 metri dalla linea di volo (forse uno degli aspetti piu’ evidenti del…compromesso di cui parlavamo prima… )

L’attivita’ di volo era frenetica, dal primo mattino a meta’ pomeriggio, quando i voli terminavano; durante il nostro soggiorno abbiamo contato dai 60 agli 80 movimenti al giorno.

Anche se questo spostamento …forzato puo’ avere condizionato in parte, per qualche mese, questo importante reparto dell’USAFE nello svolgimento delle proprie attivita’, è stato sicuramente molto apprezzato dagli appassionati di aviazione e dagli spotter di tutta Europa, che si sono trovati a vivere e ad assistere “in prima fila” a queste operazioni in una delle basi NATO di prima linea che per anni è stata uno dei simboli e baluardi militari dell’occidente nel periodo della Guerra Fredda; una che è sempre stata tra quelle considerate “off limits”…… da non crederci, ai tempi!

English text

WHEN A FIGHTER WING … TAKES OVER A CIVIL AIRPORT

Some aviation enthusiasts might remember that in the summer of 1997, in Germany, there was a rather unusual event, that lasted for a few months:

the USAFE 52nd Fighter Wing was forced to temporarily leave its base at Spangdahlem, in the Eifel region, in order to continue its activity, due to reconstruction and maintenance works on their runway. (And up here, we might say, totally normal…)

The solution to the problem could have been obvious, and the most logical one …USAFE had had for years also Bitburg airbase, only a few kilometers away (the two bases were so close that their planes had to use….symmetrical, opposite landing patterns, so as not to dangerously disturb each other)

But this airbase had already been left for some time by the United States Air Force (returned to german authorities in 1994), and was already used by the local aero club with its light aircraft, and by a host of other private companies.

The vast majority of buildings had been converted to civilian use, and the hardened aircraft shelters (HAS) that once housed the fighter planes were now used as warehouses for … drinks and other consumer goods !

In June 1997, USAFE decided in any case to move many of the 52nd Fighter Wing aircraft to Bitburg, but was forced to find some compromises, since it could no longer prevent civilians from entering the airport and accessing the facilities, of course.

To limit this strange … interaction, and optimize operations, the long flightline in front of the tower was used “only” by the F-16 Fighting Falcons of the two Squadrons equipped with this aircraft, the 22nd and 23rd Fighter Squadrons; the F-15 Eagles of the 53rd Fighter Squadron operated instead from another area of the airport and from some shelters that were still available, often using the “hot refueling” procedure (that is, to refuel the aircraft just after coming back from sorties, with the engine still running and with the pilot on board)

The only aircraft that could still use some Spangdahlem taxiways (and the main one for take-offs and landings) were the A-10 Warthogs of the 81st Fighter Squadron, which therefore remained at their base.

The result of this deployment proved to be a real … .heaven, for the military aviation enthusiasts, because, among other things, in this really unusual situation it was even possible to access the control tower building (coming across the military personnel and also the pilots) and reaching a terrace provided with comfortable sun umbrellas of the local, known brewery, one could attend all the daily operations that took place on the flightline.

You could reach on foot or even by car an area – not completely fenced in – parallel to the ramps, getting to a few dozen metres from the fighter aircraft … ..and also cover most of the taxiways, up to some shelters complexes that were still unused and open (with even some instructions for use on display inside)

(Needless to say, the feelings you had, as an enthusiast, were really special, there)

A Kart racetrack had even been set up, about 50 meters from the flightline (perhaps one of the clearest aspects of the compromise we were talking about, before…)

The flight activity was hectic, from early morning to mid afternoon, when the flights ended; during our stay, we counted from 60 to 80 movements a day.

Although this … forced deployment may have partly conditioned, for some months, this important USAFE unit in carrying out its activities, it was certainly much appreciated by aviation enthusiasts and spotters from all over Europe, who found themselves to live and witness these operations “in the first row”, in one of the front-line NATO bases that had been for years one of the symbols and military bastions of the western world, during the Cold War period; one of those always considered to be “off limits” …… unbelievable, by that time!

Articolo & Foto by ©Massimo Filippini

in collaborazione con Omar Rigamonti & Fabio Radici

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